I premi letterari di "Etruria Faber Music"
Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
II Edizione 2018
Categoria "B" (Scuole Medie)
I Premio Assoluto
Gabriel Tagliabue
Motivazione: Con le poesie Morte in vita e Io vedo, Gabriel Tagliabue trionfa per la profondità di pensiero espressa e per la dote, certamente innata, di saper comporre un verso capace di far specchiare nel lettore la voce dell’Io poetante. Con Io vedo, il giovanissimo poeta si presenta con la capacità di guardare il mondo, grazie al “terzo occhio” della poesia, capendolo e sviscerandone l’anima a colpi di sguardi. Così, egli vede, comprende e subisce la solennità del sole e del suo cuore, l’oscurità delle nubi in comunione col buio interiore delle “anime vaganti sulla terra”, la celestialità del cammino, lo schianto delle foglie che cadono nel “campo dagli eterni ricordi”. In Morte in vita, per il poeta conoscere assume una valenza equivalente al ricordare: egli abbandona la sua dimensione umana, trasformandosi in un’entità atemporale, ai primordi delle cose e del mondo stesso. L’io poetante diventa così la parte di un noi panico e onnicomprensivo, la goccia di “un unico fiume” che scorre verso un luogo che l’autore arriva a descrivere in parte, tanto si fa chiara la sua visione: “qui non s’ode alcun grido, qui non s’odono lacrime di anime perdute. Qui s’ode il sonoro parlato di persone. Qui s’ode la vita”.
Morte in vita
Non so se nel canto di mille sogni
Se in un mondo di umili fogli
Se nel dire del mio unico mattino
S’ode il pianto
S’ode il grido.
Io riconosco
Che nella mia sola esistenza
Non sono che una goccia
Nell’are dei sognatori.
Noi non siamo che
Un unico fiume
Nell’oceano della speranza.
Qui non s’ode alcun grido,
qui non s’odono
lacrime di anime perdute.
Qui s’ode il sonoro parlato
Di persone.
Qui
S’ode la vita.
Gabriel Tagliabue (Cureglia - Svizzera)
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Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
III Edizione 2019
Categoria "C" (Istituti Superiori)
I Premio
Cloe Buralli
Motivazione Con le poesie Ossimoro ed Essenza, la giovane poetessa Cloe Buralli intesse un personale quanto originale dialogo con un destinatario che appare velato e misterioso, contrapponendosi all’io lirico. La prima poesia, che sin tal titolo ripropone la figura retorica dell’accostamento e della giustapposizione di due elementi discordanti, pare appunto inanellare un dialogo che si dipana attraverso la costruzione ritmata di un “serventese” ricco di citazioni letterarie e di rimandi alla poesia di matrice classica. è forse la poesia stessa che Cloe vela dietro quel timido ma dirompente tu, che così spesso è associato a insigni poeti e a celebri figure come Odisseo, Catullo, Baudelaire, fino al culmine finale, secondo cui la poesia si identificherebbe con la leggera e inafferrabile Libertà. In Essenza, il richiamo dell’autrice è al grado più intimo dell’esistenza. Simbolo di pure colline e di mondi giallo-affollati da girasoli impazziti di luce (di eco montaliana), il viaggio è da sempre topos della rivitalizzazione e della riaffermazione fisica dell’essere umano: liberazione terrena, «caro dolore», «dolce ricordo».
Ossimoro
La figlia dice francese
Tu reciti Baudelaire
La figlia vive bacio
Tu leggi in Catullo baciamento
La figlia ama duttile
Tu come Odisseo occhi di ferro *
La figlia sussurra casa
Tu con i capelli al vento Libertà
Di anime perpetua discrepanza,
non negli occhi
non nelle terrazze
non nelle carezze
non nelle tue mani vizze,
nella danza
della figlia impropria, propria delle fluenti clessidre
e tu ancora figlia della poesia eterna, mai madre.
(*) Odissea, Canto XXI, vv. 211,212 “Ma i suoi occhi, quasi fossero di corno o ferro, restarono nelle palpebre immobili: nascondeva con astuzia le lacrime
.
Cloe Buralli (Buggiano - PT)
IV Liceo Liceo Classico Statale "C. Lorenzini" di Pescia (PT)
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Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
III Edizione 2019
Categoria "C" (Istituti Superiori)
II Premio
Ye Congle
Motivazione: Hanno il profumo delle rose metafisiche i versi delle poesie Mostro di Rosa, Narciso e Rose di Ye Congle, che si fanno esortazione delicata a espandere il proprio io, la cui ricchezza deve proiettarsi verso gli altri, trasmettendone «nuova freschezza» e invito a manifestare la propria Bellezza (intesa come pulchrum, attributo dell’essere) con la sua potenza trasformatrice, per poi diventare «mostro di rosa», ovvero prodigio di quella stessa Bellezza che esprime l’essenza dell’uomo, osando il coraggio della conoscenza e della fiducia in sé stessi, contrastando la paura che genera il «mutismo» dei sentimenti. Il poeta scandaglia una società in cui domina il «silenzio» del cuore – involucro restrittivo e costrittivo che impedisce la libera espressione ed espansione dell’identità – e in cui «stiamo a fissarci nel vuoto dell’infinito», poveri di obiettivi e di senso, di tensioni verso uno scopo e nella quale «parliamo con la ragione», ponendo attenzione esclusivamente all’aspetto speculativo dell’esperienza umana. L’essenza generante è muta e il poeta scioglie questo nodo di incomunicabilità con parole compagne di rima, baciata e alternata, che diventano invito per il cuore a «fiorire», «mostrando al mondo il suo Sorriso», inteso come bagliore di luce che spiazza le «tenebre» del vivere perché è accoglienza e apertura del proprio mondo all’altro.
Mostro di Rosa
Mostro di ghiaccio,
intellettuale pagliaccio
colmo di uman calore,
colmo di uman dolore.
Sentimenti da sfere tenebre
Sparsi sull’orizzonte celebre
Dipingono il tuo mondo di rosa,
riempiendo il tuo cuore di ogni dolce cosa.
Non pensare di non saper volare
Prima di provarci per poi riprovare.
Non dire di non saper affascinare,
togliendo la voce ai tuoi sentimenti per parlare.
Esplodi nella tua bellezza,
trasmetti a tutti una nuova freschezza.
Esplodi nella tua rosa,
sii originale, sapere Osa.
Ye Congle (Montecatini Terme - PT)
Istituto Tecnico Tecnologico Statale Silvano Fedi-Enrico Fermi di Pistoia
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Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
II Edizione 2018
Categoria "D" (Adulti)
III Premio
Maurizio Bacconi
Motivazione: Semplicità e delicatezza, scavo interiore e memoria esteriore connotano la poesia di Maurizio Bacconi e le sue liriche Le parole che non ho e Respiro, entrambe basate su una interlocuzione tra il presente e l’assente. In Le parole che non ho preponderante è la dimensione del ricordo esasperato e tardivo, che può finalmente estrinsecarsi e prendere forma soltanto grazie all’esperimento poetico. Forte di questo, l’autore utilizza la scrittura, e con essa le parole, da un lato come confessionale privato e allo stesso tempo autenticamente lirico, dall’altro come istantanea su carta di emozioni trascorse a fronte di qualcosa che nell’oggi tramortito non è più. In Respiro, fin già dal titolo, il poeta rende omaggio alla vita, alla sua felicitante pulsazione, al misto di gioia e sofferenza, caduta e risalita che connota ogni esistenziale percorso umano. Ma il respiro è la chiave di lettura per lo svelamento di un “tu” vicino al poeta, di una compagnia quotidiana tanto gradita quanto importante, in grado di supportarlo e di rendere vana quella tediosa solitudine che affligge saltuariamente l’uomo.
Le parole che non ho
Ho cercato
In questo fitto canneto
Di emozioni sovrapposte,
ho percorso
infinite strade bianche
a contare i sobbalzi
arrivati nel cuore,
ho dato voce
a chi se n’è andato
incontrandomi un giorno
senza passare invano
perché dentro questa penna
nessuno muore davvero,
ho tirato su il secchio
dal profondo di un pozzo
di acqua sporca
a volte non ritrovo
il me stesso voluto
nel tacito disaccordo
delle ombre ridondati
ma basta un sorriso
e il tramonto di questa stagione
per donarti finanche
le parole che non ho…
Maurizio Bacconi (Castel Del Piano - GR)
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