Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
I Edizione 2017
Categoria "D" (Adulti)
II Premio
Alexandra McMillan
Motivazione: Così rimescolati e alternativamente declinati i quattro principi naturali tout court - aria, terra, fuoco e acqua - nelle liriche di Alexandra Mc Millan questi si esplicitano come simboli e correlativi oggettivi di altrettanti precisi e individuabili istanti fotografici della propria interiorità: al vento della nostalgia e del ricordo, della memoria e del sogno si amalgama la terra come palcoscenico concreto e naturale, habitat materiale perché solida espressione dei sentimenti umani; alle fiamme guizzanti, scompigliate e dolorose dell’amore si oppongono la rugiada, il fiume e il mare della rinascita, del rinnovamento e della nuova speranza. Così le liriche formano un particolare linguaggio poetico confidente e aperto a una misura che si avvicina alla prosa poetica. Sono predilette, dalla poetessa, situazioni limite di ascolto minimale del silenzio, enigmatico compagno di viaggio, e dove è messo in gioco, appunto, un confine sempre più labile fra lirica e racconto. Il risultato ottenuto è di una compatta, sostanziale e precisa unità.
Vento in fiamme
E' come questo vento in fiamme, che parla e tu ascolti a mezza voce
immaginandoti spiga tra le spighe che si piegano al soffio, è giocoforza,
e però distratte, liberamente scompigliate in infinite direzioni, incuranti
dello spaventapasseri che spalanca le braccia invano, contorniato
dal cicaleccio delle gazze e dai passeri impudichi, ché avere i semi morsi
da stormi d'uccelli è cento volte meglio dello spietato taglio della falce,
e la grazia dello stelo sta nell'arrendersi alla leggerezza dei papaveri.
Chiederò perle di rugiada per il silenzio di queste notti grandi,
tremerò allo scintillio tenero degli astri sul fiume che mi benedice i fianchi
alla libellula che mi aleggia a fior di labbra, all'oro liquido e caldo dei fondali,
come il frutto consacrato sul ramo
che si sporge in uno sfiorare d'acqua e fronde.
A piedi nudi correrò sul greto, e il freddo bruciante avvolgerà le mie caviglie
perché meglio mi scuota la tempesta, il brivido impetuoso della pioggia;
poi ci accoglierà la carezza dell'erba, come un punto fermo nell'uragano,
questa luna di topazio e le stelle rincantucciate tra le nostre dita
e l'abbraccio tiepido dei corpi che usano il cielo come un manto.
Non ci vuole poi molto, un'altra vita appena, per distruggere i silenzi,
solo un'altra vita e basta.
Oggi ti capisco dal respiro.
Alexandra McMillan (Genova)
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Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
I Edizione 2017
Categoria "D" (Adulti)
I Premio
Daniela Sandrolini
Motivazione: Tempo della nostalgia di ciò che è stato e tempo del ritorno di ciò che auspicabilmente potrebbe esserlo si alternano sapientemente nei versi di Daniela Sandrolini, in un continuum tematico di grande spessore e rilievo poetici; proprio così i componimenti Adelina, Ernesto e Una carezza ancora si caratterizzano e si connotano per una forte evidenza ritrattistica, dovuta in gran parte a una memoria privata e attualizzante che ritrova, nel presente della scrittura, figure vive e commoventi. Simboli e sembianze che esplicano la loro possibilità di un ritorno grazie a una carezza, una voce, una ruga, un odore, un colore che trovano la forza di riemergere vigorosamente dallo spazio letterario interiore dell’autrice. Il verso e la sua misura si adeguano in modo duttile ed emotivamente capace nella modulazione di paesaggi e di luoghi, questi tutti reminiscenze memorialistiche rese nella pura musicalità della forma. L'insieme delle poesie configura lo stato di un romanzo della memoria suggestivo nella sua alta formulazione lirica.
Adelina
La vedo, Adelina,
nei pomeriggi di sole guardare i passanti
da un terrazzino fra fioriture esuberanti
e pare rincorrere pensieri
forse nebbie di ricordi e quando scopre
che la osservo
ride,
la bocca senza denti
le dita accartocciate aperte in un saluto
e a dispetto delle rughe
conserva ancora una perla candida d'infanzia
la leggerezza delle nuvole
un fronzolo d'organza.
La vedo, Adelina,
abbracciata all'ultima luce del tramonto
mentre manda un bacio con la mano
forse all'innamorato mai tornato
o alla notte perché sia buona
e domani ci siano scarpe nuove
un biscotto da inzuppare
un torsolo di mela
una storia ancora da dire.
La vedo, Adelina,
chiudere strette le imposte
perché non entri il vento del nord
a spegnere un moccolo di candela
lasciato acceso a illuminare una notte
che non ha né luna né stelle.
Una carezza ancora
La mia mamma è la solitudine di una pietra grezza
una risata nascosta tra le mani
una lacrima asciugata in fretta nello strofinaccio.
Ha, mia madre, mani ruvide
mosaici di rughe sul viso
sulle spalle la curva della vita,
un vecchio maglione stinto
che si è fatto lungo
e lei sempre più corta.
Mia mamma ha negli occhi verdi
ancora il velo della paura
di quell'infanzia da sfollata,
un senso di mancanza
di padre, di fiabe, di pane e cioccolata.
Mia madre invecchia dentro casa
ad ascoltare la pentola che sobbolle
a rammendare calzini e pazienza
mentre io gioco a moscacieca
sicura di trovarla sempre lì al mio ritorno,
lei che ha timore degli accidenti di questo mondo
e mi affida mille raccomandazioni,
la porta chiusa alle mie spalle senza far rumore.
Mia mamma un giorno che avevo cinquant'anni
mi ha abbracciato stretto
e mi ha lasciato fra le dita sillabe di poesie
che oggi maldestra ricompongo
china su vecchi quaderni
cercando a ritroso ancora quella carezza.
Daniela Sandrolini (Marzabotto - BO)
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Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
VII Edizione 2024
Sezione "Adulti"
I Premio
Giulia Venturi
Motivazione: Echi stilistici della poesia crepuscolare ed emulazione della cosiddetta “poesia delle piccole cose” connotano le liriche di Giulia Venturi, intitolate Questa mattina il bosco e Settembre. Tu crescevi. Nella prima, l’autrice si rivolge con timida graziosità alla naturalità di un bosco: tale paesaggio vago e indefinito nel tempo e nello spazio, tutto sospeso, pervaso e invaso in un’atmosfera nirvanica, ha la funzione di sviluppare un dialogo ineffabile che si esaurisce in un’auscultazione privata e intimistica. Solo la natura, nella sua primordialità intatta, è protagonista e fonte inesauribile di una ristorazione panica a quel «cammino di male» costituito dalle pene e dalle sofferenze che – per estensione – connotano la vita di tutti gli esseri umani. Nella seconda poesia, il periodo settembrino e la descrizione della fine dell’estate e del conseguente inizio dell’autunno divengono pretesti allegorici per una riflessione generale sui cambiamenti e sui passaggi obbligati nella vita. Così, la natura antropomorfizzata e il realismo cosale trasudano e riflettono – mediante correlativi-oggettivi – emozioni, sensazioni e accadimenti propri dell’esperienza privata dell’autrice.
Questa mattina il bosco
Questa mattina il bosco
mi premia col silenzio
tanto che le tue parole
mi sembrano offensive
uno stupro all’ineffabile
la mia loquela fallibile
contro il sempiterno sussurro delle foglie.
Si apre il pensiero infinito
all’indefinito biancheggiare di nebbia.
Cos’è reale?
Questo abete secolare,
la mia schiena sudata
questo perseguire un cammino di male?
Rimorsi mordono la vista familiare
delle abetine fitte da far paura
ai corpi sfiniti di nostalgia.
Settembre. Tu crescevi
Settembre. Tu crescevi,
nei sussurri di pioggia
che ti scollava la festa di dosso
nella solitudine che ingialliva
in un colore cruento
dentro ai bicchieri che ritrovavano
qualche loro spazio sulle credenze
incrostate dal correre di agosto.
Tu crescevi e prendevi il tuo posto
tra chi adora sentire
il silenzio armeggiare
con la pazienza fedele, autunnale
dentro un giorno dolcemente irreale.
Giulia Venturi (Orsigna, Pistoia - PT)
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Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
V Edizione 2022
Categoria "D" (Adulti)
I Premio
Gabriele Barghetti
Motivazione: Echi stilistici, emulazione dei temi più ricorrenti nella tradizione letteraria e, allo stesso tempo, ridefinizione degli stessi modelli in chiave personale connotano le liriche di Gabriele Barghetti, intitolate "Un addio" e "La paura". Il motivo della separazione scandisce il contenuto poetico della prima lirica: l’autore ripercorre, con precisione allegorica di immagini e di sensazioni emotive, il momento che lo ha separato dal suo ipotetico interlocutore, identificato con un tu generico, incorporeo e spirituale. Il tema dell’allontanamento, invece, pervade la seconda lirica, La paura. L’attacco iniziale – che emula alcune delle poesie proprie della stagione crepuscolarista – trasporta il lettore in una scena di vita quotidiana vissuta dal poeta: un angolo di conforto domestico, di calorosa e delimitata sicurezza focolare che si oppone all’entropico mondo esterno, a una realtà contemporaneamente rischiosa e minacciosa. Da notare, inoltre, come il poeta adotti la struttura del sonetto che consente – pur nella rigidità della sua metrica – una versatilità relativa allo schema delle rime, che nelle due liriche si fa ora chiuso e ora ripetuto.
Un Addio
L’immagine del tempo non è retta,
se volgi l’occhio senza preavviso
ti appare forse l’ultimo sorriso
che ti lasciai scendendo dalla vetta.
Tra gli orti degli ulivi in bicicletta
dopo una curva smisi all’improvviso
di abitare l’istante e dal tuo viso
si allontanò decisa la lancetta.
È un circolo l’abisso ed io procedo
lungo il suo bordo dove già mi è schiuso
un tratto della fine e te rivedo,
nel lembo di un momento già richiuso,
nell’attimo infinito del congedo,
prima che questo piombo sia rifuso.
La paura
Sono seduto, in casa, e tutto è chiuso,
calmo il quartiere, ed ogni guerra altrove.
Prendo biscotti e tè ed ho le prove
che dentro e intorno a me è del tutto escluso
che una minaccia incomba e sia dischiuso
nell'immediato un rischio. Mi commuove
questo calore calmo e penso a nuove
felici imprese e al ciclo già concluso.
Ma tra il passato e il dopo, in questo istante,
mi parla dentro chiara la paura,
dà luce a questa pace e la rivela
come l'inganno che è, nel sovrastante
arbitrio della morte, e chiede cura
di questa nostra vita e a noi la svela.
Gabriele Barghetti (Olbia)
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Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
V Edizione 2022
Categoria "D" (Adulti)
II Premio
Nunzio Buono
Motivazione: Un’atmosfera onirica di reminiscenza si sviluppa nei versi posati e calibrati che costituiscono le due liriche di Nunzio Buono, intitolate "Macramè" e "Una poesia povera". Il tono minore che pervade in entrambe le poesie è il solo e unico corretto strumento per il racconto di un’intimità placida basata sul recitativo mnemonico di un ricordo a tratti nitido e a tratti rarefatto. Il gioco delle sinestesie visive, tattili e uditive costruisce il contesto e il cotesto nel quale si va sempre più stagliando l’immagine chiaroscurale di un tu inconsistente, epifanico, tanto evanescente perché privo di forma umana, al quale il poeta tributa il suo affettuoso, lusinghiero e obbligato ricordo. Una rievocazione, appunto, che sembra ritualmente verificarsi giorno per giorno e guidare chi resta nel percorso del proprio cammino di vita: quasi fosse – questa – la sola consolazione al supplizio di chi manca e non può fare più ritorno.
Una poesia povera
Ma è ancora un giorno il tuo ricordo.
Il dilavarsi dell’ombra sopra i muri
questo tornare,
nel desiderio di un pensiero.
E potevi accadere
in un giorno di pioggia, una sola goccia
una nota gentile
per la mia destinazione.
Ti lascio
questa mia poesia, povera di luce
mentre lo sguardo resta in sottrazione
tra i roseti e la palude.
Ti ascolto
con gli occhi che disegnano parole
nell’aria di Settembre.
C’è nebbia, un canto e tu
che te ne vai tornando.
Nunzio Buono (Milano)
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Premio Maria Maddalena Morelli "Corilla Olimpica" - Città di Pistoia
V Edizione 2022
Categoria "C" (Istituti Superiori)
I Premio Assoluto
Gabriel Tagliabue
Motivazione: Con le sue due liriche intitolate "Luci" e "D’oro sono i tramonti", la poesia di Gabriel Tagliabue riesce a filtrare il mondo per tentare di recuperarne le «luci», ossia il senso più intimo delle cose, lasciando, però, che siano solo esse a pronunciare il loro vero nome, custodendone e trattenendone la verità al di là della superficie del presente. La scelta della rima alternata e la suggestione linguistica che ne deriva si traducono in una danza, in una musica della parola, in un’armonia di immagini e di costruzioni verbali in cui non si ha la netta necessità di carpirne fino in fondo il senso razionale, perché l’intento ultimo del poeta sembra essere proprio quello di lasciare che il verso emani di per sé la visione, mai posseduta in pienezza, al fine di tenere vivo il desiderio della parola e della possibilità di rivelarla.
D'oro sono i tramonti
Lì per quella vecchia strada ritorno,
affranto per un cor ormai in pezzi.
mi ritrovo ancor com’ero quel giorno:
come lacrime che il mio viso accarezzi.
Pensa al bimbo che correva pe’ i campi,
tra qui fili dei bei sogni suoi innati,
eccolo lì che trema, in lui lampi,
per coloro che cor suo son ingrati.
Ecco il sorriso, maschera di pianti,
per chi non vede attraverso sua mente,
per chi non ascolta i gridi ansimanti,
o il vento che gridando a se attende.
Lì per quella vecchia strada ritorno…
proprio quella vecchia strada romita:
torna, vive in queste frasi dal giorno
in cui venne da parole rapita.
Gabriel Tagliabue (Cureglia - Svizzera)
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