Premio di Poesia
"Francesco Petrarca"
- Città di Arezzo -

V Edizione
2020

Categoria "Adulti"

Secondo Premio

 

L'ultima fermata

Madrid, Stazione di Atocha

 

Finalmente rivedo

ragazzi baciarsi sulla banchina

in attesa del treno della gioia.

La primavera incalza

e gli istinti escono 

dal letargo del lungo inverno,

ombre perdute nei viali

delle vane speranze.

Si guardano negli occhi

e s’accarezzano con lo sguardo,

poi sorridono alla scoperta

dell’intesa ritrovata,

sussurrano poche parole,

respiri profondi,

una risata e via.

 

Simili ragazzi immagino

sul treno della follia,

quale sarà stato l’ultimo

sguardo prima della fermata

della vita,

speranze finite in quella tragica

mattina, una come tante,

ma ora non più.

M’angoscia la viltà del gesto,

uomini e donne normali erano,

aquiloni legati al cielo,

e rubavano ogni istante

alla fatica del vivere,

per conservarsi vivi

ai propri figli,

anime perdute.

 

Pietro Catalano (Roma)

Premio di Poesia
"Francesco Petrarca"
- Città di Arezzo -

V Edizione
2020

Categoria "Adulti"

Terzo Premio

 

Il vento silenzioso della Morte

È un vento silenzioso quasi astratto

a trascinarci verso l’orizzonte

che appare come l’orlo dell’abisso

a noi viventi all’ombra della morte.

La piazza vuota al colmo del mattino

rende lo sguardo muto e sconsolato

a chi quasi a difendersi dal nulla

s’affaccia appena ai bordi della vita.

Il tempo sembra immobile, è un tormento

come una spada pronta a trapassare,

che fissa ad un centimetro dal cuore

non indietreggia né si lascia andare

al colpo che dilegua l’agonia.

Stammi vicina amica mia speranza

rinuncia ai tuoi propositi di fuga

da questa terra amara e maledetta,

rendimi almeno un palpito di luce.

Fa’ sì ch’io qui non resti a consumarmi

tra pile di ricordi e di rancori

ma possa ancora prendere per mano

la donna mia che attende sulla soglia

avvolta nel vestito dell’amore.

E se grida più forte la tempesta

e la paura annera ogni sorriso

perché il nemico occulto ci divora,

tu non abbandonarci alla deriva

ma guidaci nel tempio dell’aurora,

lontano, via da questa infausta notte.

Insegnaci ad usare le parole

raccolte lungo i viali del silenzio

per colorare di nuova bellezza

il volto sfigurato della vita.

Vedrai ritorneremo a camminare

con gli occhi accesi dalla meraviglia,

e finalmente ancora a respirare

il brivido innocente di un abbraccio.

Vittorio di Ruocco (Pontecagnano -SA)

Premio di Poesia
"Francesco Petrarca"
- Città di Arezzo -

V Edizione
2020

Categoria "Ragazzi"

Terzo Premio

 

Laurus

Se la natura si oppone, è vana la fatica;

eppur ti muovi, iridescente nelle gambe umide

di terrore e laghi lunari, lacrime e crepe oculari:

la furia ti spoglia di ogni affanno vanitoso

e nuda ridi, Venus pudica.

 

Se imponente conquista la vetta, sarà un re;

eppur non si mostra al cospetto del cacciatore

sempre più avido d’amore, mentre sfida Ovidio

nascondendo furtivamente la tosse soltanto:

regale ma codardo, Paride ma pusillanime.

 

Se lui, Cervo, ti sfugge come cerbiatto

sarà un anello a unirvi nel flagello matrimoniale;

vita circoscritta all’anulare

ma errante per scenari curvi nel grave grido

del corvo: al morso della serpe, cadrà il tuo amore distratto.

 

Se osserva ferito nell’orgoglio, sarà la fine;

un eterno senso unico fatto duello

soffocherà ogni rimorso emerso e

troverai radici nell’elmo, di ferro come

le antiche ali per rimanere con lui a terra:

mani vicine.

 

Se vedrai spezzarsi il patto d’amore, sarà ora;

la guerra renderà qualcuno padrone, un altro servo

ma già gli occhi volgeranno lontano,

verso una carezza serafica contraria

alle corna del Cervo: pronta a fiatare dalla fine fatale,

sarà nuova aria.

Cloe Buralli (Buggiano -PT)

Premio di Poesia
"Francesco Petrarca"
- Città di Arezzo -

V Edizione
2020

Categoria "Adulti"

Primo Premio

 

Livorno, ombra di gioventù

È questa diga che racchiude

con linea circolare l’orizzonte

il limite che non oso varcare.

 

Al di là un universo bramato

e sconosciuto: oltrepassare

lo sguardo vigile del faro,

spingersi al largo, verso la Meloria,

inseguire l’ombra azzurra dell’Elba,

oltre la Capraia, mentre uno spicchio

aspro d’Apuane s’affaccia

di lontano, sopra il mare…

 

Livorno, ombra di gioventù,

scrigno prezioso di affetti

ormai lontani, questa pioggia

di stelle in quest’agosto

t’illumina di sogni mai svaniti.

 

Placido è lo sciacquio della

risacca: la terrazza Mascagni,

più oltre i fossi, gli scali dei

mercanti del passato, sotto la

Darsena docile e paziente

offrono ai sogni dolce

insenatura: nell’ombrosa

frescura della sera i miei

pensieri inseguono un sorriso   

che la risacca non può cancellare.

 

Solcano il cielo frammenti di cometa,

imago infranta dei sogni che cantavo:

a palpebre abbassate, mio malgrado,

è quel sorriso che colma la mia notte.

Elisabetta Biondi Della Sdriscia (Roma)

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