Premio Letterario 

Maria Maddalena Morelli

"Corilla Olimpica"

- Città di Pistoia -

I Edizione 2017

 

CATEGORIA D

SEGNALAZIONI DI MERITO

Segnalazione per Angela Patrono

Fragilità e sostegno, liberazione e incatenamento sono le coppie antinomiche che percorrono le liriche di Angela Patrono; sempre centrale e potente risulta essere il fulcro tematico amoroso, laddove questo si palesa come platonica idea incarnata da un destinatario anonimo, un tu, che ha funzione di ponte e di traiettoria tra il passato e il presente. Come si rigenera la mitica fenice, allo stesso modo il sentimento tra i due amanti è in continua rinascita, a sottolineare come e quanto prolifico sia il suo germoglio. È l’abbraccio dolce e rivitalizzante a esprimere la potenza dell’amore, il quale sprigiona la sua forza attrattiva in aeternum: non c’è spazio per il dolore e per la sofferenza, per il rimpianto e per il rammarico, ma solo un continuo, esaustivo ed espansivo legame («Basta il nostro amore/ a riempire il mondo/ in un’espansione senza limiti»). È il trionfo della passione, che trasuda in ogni parola e in ogni ritmica pausa del testo: il bisogno impellente di raccontare, la «pennellat[a] d’urgenza» da dare che solo la poesia, strumento al tempo stesso catartico e spiegativo, riesce a materializzare sulla pagina bianca.      

     

Segnalazione per Flavio Provini

Ricca di spunti riflessivi sociali e autobiografici, la poesia di Flavio Provini accosta il suo lettore da    un lato al demi-monde della prostituzione, denunciando quell’amore che, svuotatosi di ogni purità sentimentale e di ogni piacere sensuale, tende a oggettivarsi in un consumo, previo pagamento: così la prostituta, seppur in lei rimangano tracce di un pudore catartico vinto, però, dalla forza dell’abitudine per «l’antico vezzo», identifica la donna-oggetto pronta per essere esposta «all’utenza» come carne fresca «a buon mercato». Dall’altro lato, c’è spazio per l’interiorità del poeta e per la ricostruzione della propria vita come una moviola di immagini, selezionate in quanto principalmente rappresentative della sua esistenza, ma che definiscono pure il contorno dentro il quale costruire una linea poetica tutta personale. Allo stesso modo, per Provini il dettato poetico si fa medium per parole non dette, per il suono della voce che non ha più possibilità di essere espresso, perché fuggito il preciso attimo sensato alla loro pronunzia. A conferma di come la poesia rimanga uno tra gli strumenti necessari per confessarsi e confessare, per ricordarsi e ricordare.

 

 

Segnalazione per Simona Murano

Tutta tesa all’analisi interiore è la poesia di Simona Murano: il suo non è un autobiografismo fine a sé stesso, ma tende a essere pronta risposta al «baccano» sentimentale della sua vita; lei, dama «ferita» e «abusata» da un amore lacerante e profondamente doloroso, i cui contorni mortiferi e pestilenziali non lasciano spiraglio per una successiva rigenerazione dell’anima, possibile sede di nuovi e potenziali sentimenti amorosi. È il trionfo dell’anti-amore: così, con doppia parodia rispetto alla poesia provenzale dei primi trovatori, l’elogio al più sublime e puro dei sentimenti si trasforma in lenta e reiterata marcia funebre, e l’amore non corrisposto dalla figura maschile irrazionalmente salva quello che sarebbe potuto diventare uno «strazio» di vita. Predominanti, insomma, il tema della separazione e della perdita - così cari agli ermetici fiorentini – a cui si aggiunge con ultimo tocco di nota dolens quello della disperazione: sì, perché non c’è dolore più grande del ricordo e della sua memoria, ora foschia per sempre opaca e confusa.   

Matteo Mazzone

Premio Letterario 

Maria Maddalena Morelli

"Corilla Olimpica"

- Città di Pistoia -

I Edizione 2017

 

CATEGORIA D

PRIMO PREMIO

DANIELA SANDROLINI

 

Poesia

Adelina

La vedo, Adelina,
nei pomeriggi di sole guardare i passanti
da un terrazzino fra fioriture esuberanti
e pare rincorrere pensieri
forse nebbie di ricordi
e quando scopre che la osservo
ride,
la bocca senza denti
le dita accartocciate aperte in un saluto 
e a dispetto delle rughe
conserva ancora una perla candida d'infanzia
la leggerezza delle nuvole
un fronzolo d'organza.

La vedo, Adelina,
abbracciata all'ultima luce del tramonto
mentre manda un bacio con la mano
forse all'innamorato mai tornato
o alla notte perchè sia buona
e domani ci siano scarpe nuove
un biscotto da inzuppare
un torsolo di mela
una storia ancora da dire.

La vedo, Adelina,
chiudere strette le imposte 
perchè non entri il vento del nord
a spegnere un moccolo di candela
lasciato acceso a illuminare una notte
che non ha nè luna nè stelle.

 

Motivazione

Tempo della nostalgia di ciò che è stato e tempo del ritorno di ciò che auspicabilmente potrebbe esserlo si alternano sapientemente nei versi di Daniela Sandrolini, in un continuum tematico di grande spessore e rilievo poetici; proprio così i componimenti Adelina, Ernesto e Una carezza ancora si caratterizzano e si connotano per una forte evidenza ritrattistica, dovuta in gran parte a una memoria privata e attualizzante che ritrova, nel presente della scrittura, figure vive e commoventi. Simboli e sembianze che esplicano la loro possibilità di un ritorno grazie a una carezza, una voce, una ruga, un odore, un colore che trovano la forza di riemergere vigorosamente dallo spazio letterario interiore dell’autrice. Il verso e la sua misura si adeguano in modo duttile ed emotivamente capace nella modulazione di paesaggi e di luoghi, questi tutti reminiscenze  memorialistiche rese nella pura musicalità della forma. L'insieme delle poesie configura lo stato di un romanzo della memoria suggestivo nella sua alta formulazione lirica.

Giacomo Trinci

 

Premio Letterario 

Maria Maddalena Morelli

"Corilla Olimpica"

- Città di Pistoia -

I Edizione 2017

 

CATEGORIA D

SECONDO PREMIO

ALEXANDRA Mc MILLAN

 

Poesia

Vento in Fiamme

 E' come questo vento in fiamme, che parla e tu ascolti a mezza voce
immaginandoti spiga tra le spighe che si piegano al soffio, è giocoforza,
e però distratte, liberamente scompigliate in infinite direzioni, incuranti
dello spaventapasseri che spalanca le braccia invano, contorniato
dal cicaleccio delle gazze e dai passeri impudichi, chè avere i semi morsi
da stormi d'uccelli è cento volte meglio dello spietato taglio della falce,
e la grazia dello stelo sta nell'arrendersi alla leggerezza dei papaveri.
Chiederò perle di rugiada per il silenzio di queste notti grandi,
tremerò allo scintillio tenero degli astri sul fiume che mi benedice i fianchi
alla libellula che mi aleggia a fior di labbra, all'oro liquido e caldo dei fondali,
come il frutto consacrato sul ramo
che si sporge in uno sfiorare d'acqua e fronde.
a piedi nudi correrò sul greto, e il freddo bruciante avvolgerà le mie caviglie
perchè meglio mi scuota la tempesta, il brivido impetuoso della pioggia;
poi ci accoglierà la carezza dell'erba, come un punto fermo nell'uragano,
questa luna di topazio e le stelle rincantucciate tra le nostre dita
e l'abbraccio tiepido dei corpi che usano il cielo come un manto.
Non ci vuole poi molto, un'altra vita appena, per distruggere i silenzi,
solo un'altra vita e basta.
Oggi ti capisco dal respiro.

 

Motivazione

Così rimescolati e alternativamente declinati i quattro principi naturali tout court - aria, terra, fuoco e acqua - nelle liriche di Alexandra Mc Millan questi si esplicitano come simboli e correlativi oggettivi di altrettanti precisi e individuabili istanti fotografici della propria interiorità: al vento della nostalgia e del ricordo, della memoria e del sogno si amalgama la terra come palcoscenico concreto e naturale, habitat materiale perché solida espressione dei sentimenti umani; alle fiamme guizzanti, scompigliate e dolorose dell’amore si oppongono la rugiada, il fiume e il mare della rinascita, del rinnovamento e della nuova speranza. Così le liriche formano un particolare linguaggio poetico confidente e aperto a una misura che si avvicina alla prosa poetica. Sono predilette, dalla poetessa, situazioni limite di ascolto minimale del silenzio, enigmatico compagno di viaggio, e dove è messo in gioco, appunto, un confine sempre più labile fra lirica e racconto. Il risultato ottenuto è di una compatta, sostanziale e precisa unità.

Giacomo Trinci

Premio Letterario 

Maria Maddalena Morelli

"Corilla Olimpica"

- Città di Pistoia -

I Edizione 2017

 

CATEGORIA D

TERZO PREMIO

ELISABETTA BIONDI DELLA SDRISCIA

 

Poesia

Il Canto di Orfeo

Attendo il tuo ritorno, nel tormento:
al cielo incendiato racconto del dolore,
della malinconia struggente dell'assenza.

Del tuo corpo, baciato con passione,
e di quanto lo abbia sospirato,
delle tue labbra piene, mio tormento,
vertigine insaziata, sortilegio:
tra le tue labbra mi sono smarrito
in una plaga senza spazio e tempo,
fluttuante nel vuoto dell'assenza
non riesco a ritornare...

Con te ho conosciuto il desiderio 
ardente:m'incendiavi la mente
di pensieri mai avuti.
Con te percepivo in ogni carezza
l'assoluta purezza di un rito sacrale.
Perchè ogni gesto inventava l'amore,
nostro, nuovo, mai percorso,
ogni gesto sbocciava casto
dai nostri corpi allacciati,
dai desideri taciuti. Ogni piega
di noi un pretesto di baci
e ogni bacio lasciava insaziata
la sete. Sinfonie di sospiri,
risonanze arcane traevi da me,
liuto antico destato dalle tue dita:
tra i baci, con me, inventavi una vita.

Motivazione

C’è un suggestivo accostamento tra l’Amore e Psiche neoclassico del Canova e la poesia di Elisabetta Biondi della Sdriscia: quest’ultima descrive e allo stesso tempo interiorizza l’immagine, tra le più celebri icone del desiderio amoroso, che di lì a poco si trasformerà in atto: ma se nella scultura questo atto è imprigionato in una stasi materiale, spetta a Elisabetta e alla sua poesia creatrice di emozioni a trasformare in dinamico ciò che il marmo sottende e anticipa; tanto che il bacio non diventa più solo atto meccanico rappresentativo di amore, ma fusione antropomorfizzata dei due amanti. Il mito costituisce, nuovamente, la fonte ispiratrice per la seconda poesia: e ciò avviene tramite la rivitalizzazione del mito di Orfeo, al cui significante di cantore corrispondono due significati: quello di musicista e di poeta. Amore sì, ma anche assenza-presenza, tema caro a Blanchot: il desiderio ardente di un ritrovamento si trasforma in colpa di una perdita, in «sortilegio»; non è un caso l’uso del tempo imperfetto, per eccellenza quello della conclusione e del non-ritorno. Infine, il dolore sentimentale si trasforma in fisico nella figura di una donna che vomita via tutta la sua sofferenza, nel tentativo vano di svuotarsi definitivamente per lasciar posto a qualcosa che, catastroficamente, «niente può riempire». 

     Matteo Mazzone

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